Protagonisti della danza: Doris Humphrey

Doris Humphrey

coreografa Doris Humphrey

ballerina Doris Humphrey

Nata nel 1895 a Oak Park, un sobborgo di Chicago, da una famiglia di musicisti, dimostra fin da piccola un gran talento per la danza, e ben presto inizia a studiare balletto classico. Tra i danzatori moderni di questa prima generazione di fondatori, Doris Humphrey è la sola a disporre di una preparazione solida e completa sulla tecnica accademica del balletto; fattore, questo, che influirà molto sulla sua successiva evoluzione: il sistema didattico da lei creato attribuirà infatti all’uso degli arti inferiori una funzione preponderante rispetto ad altri sistemi di danza moderna (come, ad esempio, la tecnica Graham).

Nel 1913, Doris Humphrey apre una piccola scuola di danza a Chicago e realizza i suoi primi spettacoli. Nel ’17 si trasferisce in California, dove studia alla scuola Denishawn. L’anno seguente, Ruth St. Denis la invita a entrare nella compagnia, dove la Humphrey resterà dieci anni (dal’ 18 al ’28), interpretando alcuni dei ruoli più importanti tra quelli compresi nel repertorio di danze esotiche della Denishawn. Tra il ’25 e il ’26, Doris Humphrey partecipa a una lunga tournée in Oriente della compagnia e, al ritorno dal viaggio, decide di staccarsi definitivamente dalla troupe. Dopo aver assistito alle autentiche danze orientali, prende infatti coscienza della povertà espressiva del repertorio «esotico» di Denishawn, incapace di sostenere il confronto con i grandi modelli da cui superficialmente attinge. Artista lucida, di grande onestà intellettuale, Doris Humphrey decide di affidarsi esclusivamente all’ispirazione che le giunge dal suo unico vero mondo culturale, l’America, e di esplorare, attraverso uno sviluppo originale della composizione coreografica, forme espressive nuove e autoctone, al di là di qualsiasi orientalismo di maniera. Nell’autunno del 1928, Doris Humphrey fonda una scuola e una compagnia autonome, assieme al danzatore Charles Weidman, anch’egli proveniente dall’insegnamento di Denishawn: questa celebre coppia artistica non si dividerà più fino al 1945. È in questo periodo che la Humphrey compone i suoi lavori più interessanti. Il suo capolavoro è una trilogia su musica di Wallingford Riegger: New Dance (1935), With My Red Fires (1936) e Theatre Piece (1936). I temi privilegiati sono la ricerca umana di un armonioso rapporto con la società, la condanna dell’amore possessivo, la satira della società competitiva. Opere di carattere specificamente «americano» sono, in seguito, American Holiday (1938), centrata sul tema della lotta per l’Indipendenza, e Song of the West (1940), dove s’intrecciano storia e folklore del Nuovo Mondo. Canonade, del ’44, è una composizione coreografica astratta, uno studio anti-narrativo sul movimento. Inquest, dello stesso anno, è una denuncia accesa (e stavolta descrittiva, realista, teatralizzata) delle miserie e delle ingiustizie sociali. Afflitta da violente crisi di artrite, Doris Humphrey smette definitivamente di danzare all’inizio degli anni ’40, consacrandosi così alla coreografia e all’insegnamento. Divenuta direttrice artistica della compagnia fondata dal suo più celebre allievo, José Limòn, vi lavora come coreografa dal 1946 al 1957, componendo molti pezzi inclusi nel repertorio della Limòn Dance Company. Nel 1951, a New York, fonda anche The Juilliard Dance Theatre, dove svolge attività di insegnante e coreografa fino al ’57. Muore a New York alla fine dell’anno successivo. Le coreografie di Doris Humphrey riflettono questa dialettica di poli contrapposti mediante un confronto costante con la tematica dei due poli dell’esperienza “conflitto-risoluzione”. L’aspirazione dell’uomo alla trascendenza grazie alla liberazione dagli istinti e dai bisogni fisiologici, dolorosa scissione che vuol essere purificazione dal peccato, è il tema di uno dei lavori più noti della Humphrey: Shakers, del 1931. La coreografia, che narra la vicenda di una setta religiosa del diciannovesimo secolo, composta da uomini obbligatoriamente celibi che pensavano di potersi liberare dal peccato scuotendolo via dal proprio corpo con moti convulsi, affronta la tematica della morale puritana, tanto cara anche alla Graham. Gli Shakers, votati all’astinenza sessuale, sono il simbolo della repressione imposta dal bigottismo: a tale contenuto episodico Doris Humphrey sovrappone il significato più universale della conflittualità umana tra istinti naturali e imposizioni etiche.

artista Doris Humphrey

ballerina Doris Humphrey

La dialettica della bipolarità tra equilibrio e squilibrio, che rappresentano innanzitutto la vita (istinto di sopravvivenza) e la morte (l’ignoto), è ripercorsa in Lament for Ignacio Sanchez Mejias, opera del 1946, creata dalla Humphrey per José Limòn. In questo dramma allegorico, ispirato a un poema di Garcìa Lorca, sono tre i personaggi: Ignacio, che è il simbolo stesso del cammino dell’uomo, percorso attraverso la gloria e il successo, fino al momento in cui avviene il confronto estremo con la morte; il Destino, raffigurato in una donna eroica che gli stende davanti i sentieri della vita e lo spinge ad attraversarli, lo guida nel pericolo, nella gloria e nell’amore, fino a farlo giungere allo scontro finale, senza pietà né crudeltà, ma col senso dell’inevitabile; e infine la Donna, colei che si lamenta per la morte di Ignacio e che nei suoi lamenti gli restituisce nuova vita, rendendolo immortale nel ricordo e nell’amore.

In una composizione asciutta ed eloquente, Doris Humphrey percorre i grandi temi cari ai fondatori della Modern dance americana, in uno stile originale, in una dinamica di scatto ed estensione muscolare che restituisce il senso del conflitto.

La costante drammatizzazione della danza si ricollega alla concezione del movimento come realtà originata emozionalmente: è questo uno dei quattro punti fondamentali della teoria cinetica di Doris Humphrey. Il movimento, in quanto tramite emozionale tra le coscienze, deve essere sempre significativo e motivato, mai fine a se stesso. La motivazione deve essere sempre cosciente, il movimento deve essere sempre funzionale.

In The Art of Making Dances, Doris Humphrey analizza questo punto fondamentale nel capitolo «Motivation and Gesture», in cui suddivide la gestualità in sociale (gesti che esprimono simbolicamente le relazioni fra uomini), funzionale (gesti connessi al lavoro) , rituale (collegata alla vita religiosa) ed emozionale. Essa afferma che quest’ultima categoria è la più importante per il danzatore, il cui movimento deve saper stimolare nello spettatore una risposta emotiva immediata.

Per raggiungere questa intensità, la danza deve in primo luogo essere sentita come ritmo, che costituisce il primo degli elementi strutturali presi in considerazione dalla Humphrey. Essa intende il ritmo come elemento cinetico, non musicale: la danza, cioè, trova il suo ritmo non nella musica, ma nel corpo. La seconda legge del danzatore è il dinamismo, che equivale alla variazione intensiva del movimento che segna la traiettoria tra i due punti morti dell’immobilità e della distruzione. Il terzo e penultimo elemento strutturale ( il quarto e ultimo è quello già menzionato della profonda significatività del gesto) è il disegno, ossia l’insieme delle leggi che regolano la composizione coreografica: l’approccio di Doris Humphrey a questo problema ne fa una delle geniali creatrici della modern dance americana.

Doris Humphrey in performance

artista Doris Humphrey

Rifacendosi alla teoria annunciata da Delsarte sulle forme di opposizione, essa nota che gli sforzi di compensazione compiuti dal corpo che cade appaiono realmente come movimenti nello spazio che si sovrappongono ai movimenti della caduta, in una direzione opposta alla caduta e di eguale forma. Il movimento, dunque, si sviluppa nello spazio come reazione spontanea alle circostanze in cui avviene. Da qui deriva la legge sul disegno coreografico che, lungi dall’essere semplicemente decorativo, deve sempre svilupparsi come reazione inevitabile del corpo agli eventi: la coreografia non deve colpire per invenzione o fantasia, ma sempre per scoperta e sviluppo. Da ciò consegue che “ nella composizione del gruppo il meglio è la semplicità”: solo linee semplici possono infatti apparire come funzionali. Questo principio contraddice radicalmente i moduli estetici della danza classica tradizionale, le cui soluzioni coreografiche riflettono una concezione estetica che si definisce letteralmente come l’opposto della semplicità.

Un paragrafo particolarmente interessante del capitolo dedicato al “Design” è quello sulla simmetria e l’asimmetria del movimento. Qui l’autrice mostra la differenza fondamentale tra la concezione simmetrica e quella asimmetrica con una serie di esempi strutturati delsartianamente in forme di opposizione (angolari) e di successione (curve): le prime sono le più significative dell’idea di forza, in quanto stimolano emotivamente l’immagine dell’urto. Vi sono quindi forme simmetriche e asimmetriche di successione e di opposizione.

Doris Humphrey mette nettamente in rilievo i vantaggi espressivi dell’asimmetria rispetto alla simmetria, enunciando così una concezione che investe basilarmente tutta la gamma di movimenti caratteristici della danza moderna. Tale particolarità costituisce uno dei più rilevanti elementi di differenziazione rispetto al balletto classico, impostato sulla rigida simmetria. Secondo la Humphrey, quindi, nella composizione delle frasi coreografiche bisogna procedere verso l’eliminazione quasi totale dei movimenti simmetrici, che favoriscono l’impressione dell’inerzia. La frase coreografica deve essere corta e concisa. I movimenti lenti, sostiene la Humphrey, producono un effetto di fragilità, e tutto, nella composizione, deve contrapporsi alla monotonia. È l’effetto dei contrasti dinamici che conta, espresso sempre in un lasso di tempo minimo. A suo parere, dunque, un movimento lineare e stilizzato non è mai interessante: la danza deve evitare le pose eleganti e decorative.

performance Doris Humphrey

artista Doris Humphrey

Per quanto riguarda l’utilizzazione della musica, Doris Humphrey è la prima coreografa della Modern dance ad auspicare una parziale opposizione tra musica e danza. Il movimento, dichiara, non deve mai proporsi come mera visualizzazione della partitura musicale: un certo squilibrio è produttivo, e stimola l’immaginazione dello spettatore. La danza non deve mai essere sottomessa alla musica, ma conservare sempre la sua autonomia strutturale. Con Doris Humphrey, la danza si definisce arte visuale, di ritmo autonomo. Senza più condizionamenti.