I primi protagonisti della Danza Classica

Alwin Nikolais (1910- Southington, Connecticut- 1993)

Alwin Nikolais (1910- Southington, Connecticut- 1993)

Protagonista della danza Alwin Nikolais

Nato da genitori di origine russo-tedesca, la storia di questo artista è veramente particolare. Approda difatti alla danza solo dopo essersi cimentato in altre professioni artistiche: inizialmente pianista, accompagnava le proiezioni dei film muti suonando l’organo. Con l’avvento del sonoro, Alwin perde il lavoro. Siamo nel 1929, durante la grande crisi. Deve inventarsi un modo per sopravvivere. Ecco che trova impiego come suonatore di pianoforte per accompagnare lezioni di danza classica, a Southington. Continua con questo lavoro fino al 1933, anno in cui assiste a uno spettacolo di danza di Mary Wigman, che era in tour negli Stati Uniti. L’utilizzo che la Wigman faceva nei suoi spettacoli della musica colpì profondamente Nikolais. In particolare, la ricerca di sonorità profonde, arcaiche, aveva portato la Wigman a fare una ricerca sulle percussioni africane. Alvin, dopo aver visto lo spettacolo, decide di cimentarsi nello studio della ritmica tribale e incontra Truda Kaschmann, una seguace della Wigman che insegnava danza in America. L’incontro è determinate, la Kaschmann riesce a convincere Alwin a studiare danza. Ma l’eclettico Nikolais si cimenta in quegli anni anche nella direzione di un teatro di marionette, dal 1935 al 1937 ad Hartford. Come già per Oscar Schlemmer, Nikolais venne certamente influenzato da questa esperienza nell’elaborazione di una metodologia coreutica fredda, che evitasse l’utilizzo del corpo in senso espressionista-emotivo, per esaltare invece gli aspetti percettivo-estetici della danza. In questo senso si può certamente dire che la strada scelta da Nikolais era veramente distante dai precetti della modern dance e dallo stile di Martha Graham. Difatti, in riferimento al lavoro di Nikolais si parla di theatre of motion, in netta antitesti al theatre of emotion di Marta Graham. Nel 1937 Alvin apre uno studio di danza ad Hartford e qui, in collaborazione con Truda Kaschmann inzia a lavorare a coreografie e spettacoli.  Del 1940 è il primo, Eight Column Line, su musiche di Ernst Krenek, col quale partecipa alla Hartford Social Season. Ospiti d’eccezione furono Salvador Dali’ e Léonide Massine. In questo periodo Nikolais ha anche l’opportunità di conoscere i grandi protagonisti della modern dance americana: frequenta la  Bennington School of Dance, nel Vermont, dove conosce Martha Graham, Doris Humprey, Charles Weidman e Hanya Holm. La Holm avrà una fortissima influenza nello sviluppo della concezione di una danza- teatro totale che caratterizzerà il lavoro di Nikolais, soprattutto nel dopoguerra. Alvin si arruola e per due anni è via dagli Stati Uniti. Al suo rientro si stabilisce a New York. Qui diventa assistente di Hanya Holm dove studia e insegna danza presso la scuola di questa ballerina. Il rapporto tra i due funziona e  Alvin assiste la Holm anche durante i corsi estivi di danza presso il Colorado College; qui ha l’occasione d’incontrare Murray Louis, col quale collaborerà poi a lungo. Nel 1948 diventa co-direttore della Henry Street Play House Company di New York, che da lì a qualche anno diventerà l’Alwin Nikolais Dance Company (1956). E’ durante questi anni che Nikolais mette a punto la sua particolare tecnica di insegnamento, allestimento e progettazione degli spettacoli di danza. L’illuminazione dello spazio scenico, la musica elettronica e gli effetti plastici dei corpi dei ballerini diventano uno tutt’uno, dove l’interazione tra forma, colore e suono sono frutto di un complicato studio. La distanza dal metodo aleatorio di Merce Cunningham e John Cage non potrebbe essere più netta.

Alwin Nikolais

Alwin Nikolais (1910- Southington, Connecticut- 1993)

Di questi anni sono Kaledoiscope, 1956, Allegory, 1959, Totem, 1960 e Imago, 1963. Nel 1960 ha occasione di esibirsi anche in Italia, partecipando con Totem al festival di Spoleto. In Europa l’Awin Nikolais Dance Company ha enorme successo grazie alla stagione ospitata dal Théatre des Champs Elysées di Parigi (1968). Lo studio sugli effetti ottici percettivi delle luci ha davvero un ruolo molto importante nella messa a punto degli schemi coreutici di questa compagnia. Ad esempio, in Somniloquy (1967) i ballerini sembrano scomparire e apparire misteriosamente, mentre in realtà sono sempre on stage, muovendosi di continuo,  creando così degli effetti di comparizione-sparizione. Un gioco simile c’è anche in Tent (1968), dove è un grosso telo bianco a fare da protagonista, muovendosi dall’alto verso il basso e assumendo strane forme , schiacciando e facendo apparire e sparire i ballerini.  Di questi anni sono anche Echo, 1969, Structures, 1970, e Crossfade, 1974. Certamente l’interesse per la percezione ottica di forme e colori è derivato dal clima che si respirava a New York e a Los Angeles con tutti i protagonsti dell’arte pittorica astratta degli anni Sessanta, o Hard Edge Abstraction, quali ad esempio Frank Stella, Ellsworth Kelly, Kenneth Noland. La componente spersonalizzante degli spettacoli di Alvin Nikolais può certamente essere ricondotta all’influenza del lavoro di ricerca della scuola tedesca con l’esperienza del Bauhaus. In the Mechanical Organ, 1980 e in Gallery, 1978, assistiamo al quasi annullamento del lavoro sulla coreografia dei ballerini, dove gli elementi che diventano spettacolo possono essere piuttosto suoni incessanti, assordanti (è il caso di Mechanical Organ) o apparizioni spettrali, fugaci, di corpi in sequenza (the Gallery). In questo senso l’influenza della Wigman è davvero forte, notevole. Anche lei difatti cercava di realizzare una danza spettacolo che trascendesse gli aspetti solitistici, per una ricerca di un  teatro danza espressione di un io colletivo. Il lavoro di Nikolais però rifiuta completamente l’aspetto tragico-mitologico tipico della Wigman, a favore di una ricerca molto più astratta e fredda, cerebrale.

Bibliografia essenziale:

Claudia Gitelman and Randy Martin, The return of Alwin Nikolais: Bodies, Boundaries and the Dance Canon, Paerback, 2007.

Louis Murray, The Nikolais /Louis Dance Technique: A Philosphy and Method of Modern Dance, Paperback 2005.

Francesca Pedroni, Alwin Nikolais, Palermo, L’Epos, 2000

Leonetta Bentivoglio, La Danza Contempranea, Longanesi, 1985